chi sono
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Fernando Martella, nasce a San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia il 28 Dicembre del 1948, emigra dal paese natio a sedici anni, nel 1964, destinazione Germania, a Langenargen, sul Bodensee ( il Lago di Costanza) e poi, dopo un breve intermezzo a Milano (1967) nel 1970 dopo il militare, a Torino. Da allora risiede a Giaveno, in provincia di Torino, dove invece lavora. Fernando Martella ha pubblicato nel 2005 con la Neos Edizioni il libro di poesia "Dalla cenere di una quercia" nel quale ha raccolto le emozioni legate al suo mondo familiare: il padre, la madre, i fratelli, la sua terra. Nel 2006 la sua penna ci offre “I miei giorni di vetro”, un libro intimo e pieno di tenerezza per la sua vita d'emigrante che sembra essere il racconto di ognuno di quelli che in una valigia di cartone, portavano tutto quello che avevano, sogni compresi. In cui racconta i “sensi ” di un uomo sconvolti dalle emozioni dei “ritorni a casa” al paese di nascita, ma anche quelli del “ritorno a casa” dove si vive. Ora, nel 2007, il suo ripercorrere a ritroso il suo “vecchio tratturo”, alla ricerca delle sue radici, ci propone di leggere e di lasciarci trasportare con le sue emozioni, dal suo vento. “Il vento racconta” lo sta riportando non solo emotivamente, ma anche professionalmente sulle sue vecchie strade, il suo ultimo libro è infatti nato con la Bastogi, casa editrice foggiana e questo senz'altro conferisce un profumo in più alle sue poesie ed ai suoi racconti.
L’Aquilone
Vagavi in cielo sulle nostre teste,
nel cuore d’un meriggio dentro a un prato
con i soffioni che volavano leggeri,
come pensieri e tu, lassù libravi.
Io e la mia ombra, colla farina lenta,
attaccavamo pezzi di giornate
e ti tenevamo per il filo teso
unica pretesa per tenerti legato
e a te legati per non restare soli.
Tu lassù che fai volteggi e voli
e noi che infilavamo al filo,
tondi di carta che come quei soffioni
s’elevano a portarti i miei messaggi,
e tu danzavi dentro i tuoi passaggi
sopra le nostre teste col naso al cielo,
anelli di carta diventano i miei pensieri
volteggiano con te in ogni afflato.
Seguo il tuo volo, costretto dal mio filo,
calco le orme delle tue evoluzioni
stesso spartito per le mie emozioni;
io ho incollato i pezzi che ho trovato,
t’ho dato il filo, ho corso controvento,
ho ascoltato in sogno le tue canzoni
cantate con la voce d’un dannato
ed ho pianto per quel filo che ho tenuto
unico lembo, che si perde nel cielo.
Nel prato s’alzano i pensieri
nati dai fiori gialli della cicoria
che lascia una scìa amara dei miei ieri;
denti di leone della mia memoria.



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